2 Generi, 2 emozioni opposte

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2 Generi, 2 emozioni opposte
JB MAGAZINE

Proseguiamo il precedente articolo (già pubblicato sul mio sito) parlando di altri due film che andranno a completare le uscite in Italia di giovedì 22 gennaio.

Inizieremo dalla suspense e più precisamente da Ritorno a Silent Hill. Scritto e diretto da Cristophe Gans, ci invita in sala ad assistere all'adattamento cinematografico del videogioco remake Silent Hill 2, escludendo quindi l'idea di un sequel del primo film (Silent Hill, 2007).

Prodotto da Midnight Factory, C.Gans ci trascinerà in un mondo surreale e immaginario, in cui il protagonista James (J.Irvine), dopo aver ricevuto una lettera dalla donna che ha amato di nome Mary, in cui lo esorta a visitarla a Silent Hill, trova una città immersa nella nebbia, popolata da mostri e creature terrificanti. Durante la ricerca della sua amata, James si trova in trappola, in una trappola emotiva in cui il senso di colpa, la solitudine e il passato lo tormentano attraverso visioni e allucinazioni continue.

Perché dovrebbe incuriosirci? Leggendo la trama o guardando diversi trailer, potrebbe apparire come il solito horror revenge-movie in cui si fa il tifo per il protagonista e la sua sopravvivenza. Ma il regista, a mia interpretazione, nasconderà molto di più: la città non rappresenterà nient'altro che la sua mente, il suo smarrimento interiore, in cui non distinguerà più realtà da finzione e in cui l'unica certezza che ha sempre avuto, Mary, apparirà come un ricordo che farà riemergere i suoi sensi di colpa.

Probabilmente non parleremo dell' "horror dell'anno", ma sono sicuro che avrà qualcosa da dirci, portando sul grande schermo temi esistenziali, che andranno oltre la solita paura e jumpscare, limitanti in molti horror del 2025...

Jeremy Irvine e Cristophe Gans

Lasciamo ora la paura per spostarci nell'Europa del Nord a parlare di un film drammatico molto acclamato dalla critica e tanto atteso: Sentimental Value.

Potremmo iniziare parlando di registi e attori come solitamente facciamo, ma sarebbe sbagliato ignorare, dopo solo 10 settimane di programmazione, le 8 candidature a Premi Oscar e la premiazione al Festival di Cannes ricevute, il premio ai Golden Globes e i 7 European Film Awards vinti.

Ne gode il merito il regista Joachim Trier, che grazie alla "grandezza" di Stellan Skarsgard ( Will hunting, Chernobyl ), riesce a rappresentare perfettamente la crisi di un rapporto paterno al ritorno del regista Gustav (padre, S.Skarsgard), dalla figlia Nora per chiederle di partecipare al suo film come protagonista. La figlia è un'attrice da sempre affetta da attacchi di panico sul palcoscenico ma che trova molto sostegno da parte della sorella Agnes, che le rappresenterà un punto di riferimento nella storia.

Personalmente, non il genere di film che sono solito prendere in considerazione, e sono sicuro di non essere l'unico... Allora perchè ne vale la pena? Secondo molti critici, il regista danese gestisce un tema diffusissimo sia nel cinema europeo che non: le complicazioni dei rapporti familiari.

Risalta però il modo personale in cui lo inscena, lontano dalla banalità e dalla solita "trametta" a lieto fine, incrociandolo anche con una riflessione (fatta da Gustav) fondamentale al giorno d'oggi: il significato che ha assunto il cinema nel 21 secolo, dove ormai prevale il marketing assecondato dalle piattaforme, che non fanno altro che peggiorare la qualità del settore, ma aumentare i "profitti"...